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LE MAQUILADORAS:
LA LORO MARCIA SFRUTTATRICE VERSO IL SUD
Coordinamento Regionale di Los Altos de Chiapas
Una parte integrante
del PPP è un progetto denominato "Marcia
Verso il Sud" che vuole creare tutte le condizioni
necessarie (di lavoro e di infrastrutture) per installare
nel sudest del Messico, come pure in tutta l'America Centrale,
diversi corridoi per l'industria maquiladora transnazionale.
L'installazione di
impianti di maquiladoras ha almeno tre obiettivi
visibili: essere l'amo affinché i contadini abbocchino
all'invito ad abbandonare le loro terre, permettere lo sfruttamento
di un'abbondante mano d'opera a basso costo, risolvere -
in parte - il problema statunitense del surplus dei lavoratori
sprovvisti di documenti che emigrano dal Messico e dall'America
Centrale.
Ma la questione delle
maquiladoras ha molti altri aspetti insidiosi. Fox
e la classe imprenditoriale demagogicamente profetizzano
che risolveranno la mancanza di lavoro nella regione. Mentre
la vera ragione, quella di fondo, è che faranno parte
di un progetto di sfruttamento di massa di esseri umani
- profondamente antidemocratico e attentatore della sovranità
di tutti i paesi coinvolti.
Maggiore sarà
il numero dei contadini che entrerà nelle maquiladoras,
più ardua diventerà la competitività
tra loro stessi per ottenere l'agognato impiego, provocando
una pressione per l'abbassamento dei salari e l'aumento
delle ore di lavoro giornaliere.
Le maquiladoras
presentano il grande vantaggio di poter, in qualsiasi momento,
essere spostate facilmente in altri luoghi che diventino
per loro più invitanti. Per corromperle e fare in
modo che si stabiliscano nel loro paese, i governi sussidiano
le transnazionali attraverso le esenzioni fiscali e doganali,
mentre obbligano i popoli a pagare per le massicce infrastrutture
che queste richiedono. Tutto questo offrirà alle
transnazionali enormi dividendi, mentre ai governi dei nostri
paesi permetterà di creare una cortina di fumo basandosi
su cifre macroeconomiche con le quali occultare l'impoverimento
massiccio ed accelerato di tutta la popolazione che vive
nella regione. Il risultato, misurando l'economia nazionale
come un tutto unico, senza precisare la situazione delle
classi più deboli, sarà il mascheramento perfetto
per giustificare il "successo" del Piano Puebla
Panama. Così è successo alla frontiera
nord del Messico dove sono stati installati migliaia di
impianti di maquiladoras transnazionali con il Trattato
di Libero Commercio dell'America del Nord (TLCAN o NAFTA).
Analizzando il modo
di operare di queste maquiladoras, troviamo che si
prendono il lusso di licenziare chiunque intenda organizzare
e/o lottare per migliorare le condizioni di lavoro, stilando
una "lista nera" che circola tra le maquiladoras
in modo che queste persone non possano più essere
assunte da nessuna parte. L'obiettivo è la creazione
di una riserva di lavoratori e lavoratrici docili.
Di fatto, si presentano
una serie di fenomeni sociali sfavorevoli proprio per la
presenza delle maquiladoras che, ovviamente, vengono
occultati da chi vuole imporci il Piano Puebla Panama.
Queste problematiche, che saranno dettagliate in seguito,
saranno ancora più gravi in questa regione in cui
il contesto socio-culturale è prevalentemente indigeno
e contadino:
-
Nelle maquiladoras
la maggioranza dei lavoratori sono donne, comprese le
minorenni, perché in questa società capitalista
e patriarcale la loro mano d'opera è più
conveniente di quella degli uomini. Così, tra
le donne e le bambine si rileva il maggior indice di
sfruttamento, oltre alla molestia sessuale.
-
Il fenomeno
delle maquiladoras provoca inevitabilmente l'emigrazione
dalle comunità e dai piccoli villaggi verso i
centri maquileros. Spesso arrivano donne e uomini
soli che hanno lasciato le loro famiglie con la conseguente
rottura della struttura famigliare e del tessuto comunitario,
generando una serie di problemi sociali nei loro luoghi
d'origine.
-
A causa del
sistema di produzione nelle maquiladoras, basato
su un lavoro ripetitivo, semplice e monotono, si genera
tra gli operai una tale frustrazione che frequentemente
ricorrono all'alcol o alle droghe. Per questo proliferano
le taverne ed i postriboli, dove lasciano gran parte
del poco che guadagnano.
-
Di fronte a
questo quadro di decomposizione sociale, l'AIDS, la
delinquenza e la violenza sono elementi che si proiettano
in cifre molto elevate.
Per ultimo, è
evidente che con il Piano Puebla Panama arriverebbero
nelle maquiladoras del sud del Messico non solo indigeni
e contadini messicani, ma anche quelli dei paesi fratelli
dell'America Centrale, dove la povertà è ancor
più alta che in Messico.
Questo provocherebbe
una feroce competizione per i posti di lavoro che si tradurrebbe
in una pressione verso l'abbassamento dei salari. Inevitabilmente
tutto ciò genererebbe atteggiamenti ostili e xenofobi
verso "gli immigrati stranieri che vengono a rubare
i nostri posti di lavoro", fattore che impedirà
la loro unione come classe lavoratrice ugualmente sfruttata.
Coordinamento Regionale
de Los Altos de Chiapas della Società Civile in Resistenza,
coordaltos@laneta.apc.org
L'EREDITÀ
TOSSICA DELLE MAQUILADORAS
I difensori del PPP
affermano che l'obiettivo primario di questo piano è
il miglioramento della qualità della vita dei 64
milioni di persone che abitano la regione. Il modo principale
per raggiungere questo scopo consisterebbe nella creazione
di nuovi posti di lavoro a basso salario attraverso l'insediamento
e lo sviluppo di maquiladoras (industrie di assemblaggio
industriale) dal nord del Messico verso il sud, in tutta
l'America Centrale.
Nonostante che i
sostenitori del PPP assicurino che l'industria maquiladora
migliorerà la qualità della vita dei cittadini,
37 anni di esperienza con le industrie di assemblaggio nel
nord del Messico dimostrano il contrario.
Queste industrie
hanno lasciato un'eredità raccapricciante di acqua
contaminata di color verdastro, senza nessuna forma di vita.
Le tossine disperse hanno provocato la nascita di bambini
senza cervello, un incremento dei casi di cancro, alterazioni
nell'apparato riproduttivo e un aumento dei casi di asma.
Queste sono le conseguenze
dirette e inevitabili dell'alta concentrazione - vicino
a zone densamente abitate - di installazioni industriali,
che producono e utilizzano sostanze altamente tossiche,
senza alcuna regolamentazione né sanzioni né
la necessità di rispondere delle conseguenze causate.
La varietà
di sostanze tossiche cui sono esposti gli operai di questi
impianti, che cambiano spesso tipo di lavoro o si spostano
da un'industria all'altra, senza nessun tipo di controllo
sulla sicurezza della salute e senza neanche avere una formazione
adeguata, può provocare un ampio spettro di diversi
sintomi, tanto da poter parlare dell'esistenza di una "sindrome
del lavoratore della maquiladora".
Uno studio dell'American
Journal of Industrial Medicine del 1998 segnala che
il 41% degli operai delle maquiladoras maneggia giornalmente
materiale chimico. Questi lavoratori soffrono con frequenza
di mal di testa, affaticamento, depressione, dolori al petto,
insonnia, perdita della memoria, dolori di stomaco, nausea,
vertigini e perdita di sensibilità alle estremità.
I materiali pericolosi
che si utilizzano nelle maquiladoras - dell'industria
tessile, delle automobili, chimica e di componenti elettronici
- vanno dai solventi agli acidi, dalle sostanze alcaline
ad altri materiali pesanti. Sebbene le maquiladoras
generino una enorme quantità di scorie tossiche,
esistono pochi dati sul modo in cui si eliminano, a causa
della quasi nulla regolamentazione esistente e al poco interesse
ad attuarla.
L'espressione più
grave di questa tossicità si manifesta nell'acqua,
nella sua distribuzione e nei sistemi di trattamento dell'acqua
residua delle lavorazioni. Le fabbriche rilasciano residui
come arsenico e piombo direttamente nella rete di scarico
urbano, da dove arrivano ai sistemi di trattamento delle
acque mescolati con gli scarichi delle zone abitative. Ma
dato che i sistemi di trattamento sono strutture atte al
solo trattamento dei rifiuti "domestici", completamente
inadatte per questo tipo di scarti industriali, questi vanno
a riversarsi nei fiumi e nel mare. L'impatto della contaminazione
nella catena alimentare è stato devastante per i
pesci e la fauna selvatica. Se dovesse succedere tutto questo
in zone ecologiche ancor più delicate, come quelle
tropicali, potrebbe solo avere effetti ancor peggiori.
Tutti i paesi inseriti
nel PPP sono privi di organismi governativi e delle
risorse economiche necessarie per sviluppare adeguatamente
programmi di sicurezza e di vigilanza ambientale che permettano
di ripulire il territorio dalle discariche abusive e di
attuare piani d'emergenza. Nessuno di questi paesi possiede
un registro dei rifiuti pericolosi e non ci sono leggi che
impongano alle industrie di rendere pubblica l'informazione
sulla tossicità delle sue lavorazioni. Non esiste
una struttura politica capace di obbligare chi produce i
residui a pagare per la loro depurazione.
Chi andrà a pulire questa
spazzatura velenosa e con che denaro?
È allarmante che i promotori
del PPP non abbiano alcuna risposta.
Adrian Boutureira,
CIS-DC Zapatistas (EEUU) - Committee of Indigenous Solidarietà
- DC - Zapatistas, 3009 Military Rd. NW - Washington, DC
20015 EEUU, cisdc@zzapp.org
PETROLIO:
LE COMPAGNIE PETROLIFERE AFFILANO I LORO ARTIGLI
Sarah Aird, NISGUA (EEUU), Adrian Boutureira, CIS-DC Zapatistas
(EEUU)
Per far fronte alla
cronica instabilità politica del Medio Oriente, gli
interessi strategici delle industrie petrolifere degli Stati
Uniti cercano da anni di trovare fonti di petrolio greggio
vicine a casa, sicure e difendibili militarmente.
Una strategia molto
recente e fondamentale rispetto a questo obiettivo è
quella di creare un blocco energetico nell'area dell'ALCA
che include i programmi PPP e Plan Colombia.
Un aumento degli
investimenti imprenditoriali, come proposto nel PPP,
incrementerebbe quasi immediatamente la produzione di petrolio
e la sua disponibilità per gli USA, grazie al petrolio
del Messico e dell'America Centrale e grazie alle abbondanti
risorse petrolifere del Venezuela.
Attualmente gli USA
utilizzano 19,5 milioni di barili di greggio al giorno.
Il 60% arriva dalle importazioni: circa 11,5 milioni di
barili. Di questi circa 1,4 milioni di barili vengono dal
Messico e altri 1,5 dal Venezuela. I tre stati che producono
più petrolio in Messico - Chiapas, Campeche e Tabasco
- si trovano nella regione del PPP, mentre gli altri
paesi del PPP - come Guatemala, Nicaragua e Costa
Rica - sono l'obiettivo di nuovi progetti petroliferi.
L'impatto delle
esplorazioni petrolifere
Due semplici esempi
aiutano a illustrare come le recenti attività petrolifere
nella zona del Piano Puebla Panama abbiano già
avuto effetti devastanti per la fauna selvatica e le comunità
locali. Il piano minaccia di peggiorare questi problemi.
Negli anni '90 l'impresa
statunitense Basic Resources fece delle perforazioni
alla ricerca del petrolio nella zona vergine della Riserva
della Biosfera Maya in Guatemala. La Banca Mondiale
- attraverso la sua agenzia di prestiti imprenditoriali
- la Corporacion Financiera Internacional (IFC), concesse
due prestiti di più di 20 milioni di dollari l'uno
a Basic Resources, in chiara violazione delle disposizioni
della Banca Mondiale che richiedono uno studio esaustivo
sull'impatto ambientale delle perforazioni. E questo è
il risultato di anni di esplorazioni e perforazioni petrolifere
nella Riserva della Biosfera Maya da parte della
Basic Resources: sono state rase al suolo delle zone
prima intatte di bosco umido tropicale per costruire strade,
sono stati prodotti rifiuti chimici e gas velenosi, si sono
contaminati l'acqua, il suolo e l'aria, si è colonizzata
una zona protetta e si è generato un forte degrado
ambientale e sociale.
In Messico,
solo dal maggio 1999 al giugno 2000, ci sono state nove
fughe di greggio dalle installazioni della PEMEX
(l'impresa petrolifera nazionale). Già nel 1998 più
di due mila famiglie di pescatori in Oaxaca avevano perso
il loro mezzo di sussistenza, come risultato della contaminazione
del fiume Coatzacoalcos col greggio.
Minaccia all'ambiente
e alla salute pubblica
Il petrolio greggio
è una delle sostanze più tossiche sulla Terra.
Gli idrocarburi e i metalli pesanti, che fanno parte del
petrolio e dei suoi derivati, provocano problemi devastanti
all'ambiente e alla salute umana. Negli uomini questi componenti
possono provocare diversi disturbi dermatologici, gastrointestinali,
cancro, alterazioni del sistema nervoso, mettono in pericolo
il sistema immunitario, creano problemi cronici ai polmoni,
difetti alla nascita e sviluppo di cellule anomale.
Nell'ambiente questo
tipo di contaminazione sviluppa i suoi effetti peggiori
nella flora acquatica, entrando nella catena alimentare
attraverso gli organismi acquatici primari e da questi arrivando
fino ai mammiferi, agli uccelli non acquatici e agli esseri
umani.
Dove
è più probabile che proceda l'esplorazione
grazie al Piano Puebla Panama?
GUATEMALA
L'unico paese centroamericano
che attualmente produce petrolio, il Guatemala, si trova
al centro di un'antica formazione geologica che trattiene
il 75% delle riserve di petrolio note nel mondo. Nessuna
delle riserve del Guatemala è stata investigata completamente.
In qualche modo, almeno due imprese - WesPac Technologies
Corporation e Tradestar Corporation - hanno stimato
che ci siano fino a mille milioni di barili di petrolio
nei 300.000 acri delle loro concessioni nel Peten, la provincia
più a nord del Guatemala. Se il Piano Puebla Panama
proseguirà la sua strada è molto probabile
che l'esplorazione petrolifera aumenti notevolmente.
COSTA
RICA
Studi preliminari
della Harken Corporation promettono giacimenti sufficienti
perché le imprese statunitensi ritengano produttivo
perforare in cerca di petrolio vicino alla costa caraibica
della Costa Rica. Gli ecologisti assicurano che qualsiasi
incidente causato dal petrolio in questa zona sarebbe una
sentenza di morte per molte colonie di tartarughe in pericolo,
che emigrano e nidificano al largo di questa costa.
NICARAGUA
Investitori stranieri
stanno sviluppando un megaprogetto di 450 milioni di dollari
che consiste in un oleodotto attraverso il quale si canalizzerebbero
480 milioni di barili del greggio del Venezuela. Da Punta
del Mono, nelle terre indigene dell'Atlantico, andrebbe
fino a Corinto nella costa est, dove si imbarcherebbe il
greggio fino agli USA. Questo oleodotto porterà poco
o nessun beneficio economico al popolo nicaraguense nel
lungo periodo. Ma l'impatto ambientale per la costruzione
dell'oleodotto sarà terribile.
MESSICO
È ampiamente
riconosciuto che il Chiapas ha enormi depositi petroliferi
- secondo alcune stime fino a 3.700 milioni di barili. Molte
di queste riserve si trovano vicine o direttamente sotto
a comunità zapatiste e municipi autonomi. Si teme
che l'esercito messicano incrementi molto presto i suoi
sforzi per espellere le comunità indigene dalle loro
terre, a beneficio delle imprese petrolifere.
Network
in Solidariety with People of Guatemala (NISGUA), 1830 Connecticut,
Ave, NW, Washington, DC.20009 EEUU, www.nisgua.org, nisgua@igc.org
- Committee of Indigenous Solidariety-DC-Zapatistas, 3009
Military Rd. NW, Washington, DC 20015 EEUU cisdc@zzapp.org.
LE
COMUNITÀ ALZANO LA LORO VOCE
CONTRO LE DIGHE
Monti Aguirre, IRN (USA)
Nella stessa misura
con cui si incrementa lo sviluppo industriale col Piano
Puebla Panama, s'incrementa anche la domanda di elettricità.
Secondo il Banco
Interamericano di Sviluppo (BID), si utilizza solo l'8%
del potenziale idroelettrico dell'America Centrale.
Quindi si stanno progettando nuove dighe e centrali per
alimentare la macchina dello "sviluppo economico".
Sia la popolazione che l'ambiente dell'America Centrale
dovranno pagare un prezzo terribile per fornire alle imprese
l'energia elettrica necessaria.
Il progetto idroelettrico
di Boca del Cerro, piano che coinvolge Messico, Guatemala
e il fiume Usumacinta, è un esempio significativo.
I piani non sono ancora terminati, né son stati resi
noti al pubblico, ma le comunità lungo il fiume Usumacinta
temono che a causa del progetto della diga (una delle 4
progettate dal PPP per questo fiume) si inonderà
fino ad un terzo dell'area del Petén, danneggiando
zone di grande biodiversità e distruggendo siti archeologici.
Gli attivisti e la
popolazione coinvolta hanno organizzato una conferenza in
Guatemala, nel marzo del 2002, in risposta alla minaccia
dell'incremento della costruzione di dighe. Questa iniziativa
riunì 300 persone di tutta la regione, per condividere
le proprie esperienze e appoggiarsi reciprocamente.
Le comunità
si trovano spesso in condizioni di inferiorità per
la scarsità di informazioni sui progetti ed i loro
rappresentanti hanno detto che sono stati sistematicamente
esclusi nel momento di prendere le decisioni. Cristóbal
Gonzáles, un rappresentante indigeno Lenca
dell'Honduras ha criticato l'occultamento che circonda il
progetto della diga "El Tigre", un progetto
bilaterale Honduras - El Salvador.
"Abbiamo
scoperto che quel progetto danneggerebbe più di 40.000
persone, che dovrebbero abbandonare le loro terre e le tombe
dei loro antenati", ci ha detto. "Questo
progetto non porterà benefici alle comunità
Lenca. Al contrario saremmo annientati perché per
il popolo Lenca una vita senza terra non è vita.
La nostra comunità comprende boschi, terre, animali
e uomini. Se manca qualcuno di questi elementi l'armonia
si spezza".
Nella regione alcune
comunità danneggiate dalle dighe stanno ancora cercando
di ottenere degli indennizzi per i danni subiti. Probabilmente
il caso più noto è quello della comunità
di Rio Negro, rovinata dalla diga di Chixoy in Guatemala,
all'inizio degli anni '80 (costruita con prestiti concessi
dalla Banca Interamericana di Sviluppo e della Banca Mondiale).
Carlos Chen perse la sua famiglia quando le forze armate
guatemalteche massacrarono gli abitanti di Rio Negro, nel
1982, lasciando 400 morti.
Durante il forum,
Carlos ricordò ai partecipanti questa storia raccapricciante:
"Avevano detto che il progetto rappresentava il
progresso, ma non era un progresso per noi, per la gente
povera, era per gli imprenditori. E quando abbiamo reclamato
i nostri diritti ci hanno massacrato. Vogliamo sapere perché
la Banca Mondiale e la BID finanziarono un progetto durante
un regime militare che a noi ha causato tanto danno".
La violenza associata
alle dighe continua ancora oggi. Jacobo Martinez, che vive
in San Miguel, El Salvador, ha raccontato ai partecipanti
del forum il tentativo di omicidio subito all'inizio dell'anno,
in quanto dirigente dell'opposizione della sua comunità
contro la diga El Chaparral sul fiume Torola. "Siamo
completamente contro questo progetto che presuppone la dislocazione
forzata, minaccia l'ambiente, porta alla distruzione culturale
e alla perdita delle nostre fonti di guadagno".
I delegati del forum
si sono accordati per organizzarsi localmente e regionalmente
contro la Banca Interamericana per lo Sviluppo. Hanno stabilito
pure di condividere le informazioni sui prossimi progetti
e di considerare i finanziatori di questi progetti come
responsabili dell'impatto sociale, economico e ambientale.
Mentre gli architetti
del PPP pianificano di unificare la Mesoamerica al
servizio delle grandi imprese, riunioni come quella in Guatemala
alimentano la speranza di uno sviluppo allineato con il
benessere dell'essere umano, senza distruggere la fibra
comunitaria o l'ecosistema per motivi di puro lucro.
International
Rivers Network (IRN), 1847 Berkeley Way, Berkeley CA 94703
EEUU - www.irn.org, info@irn.org - Pubblicato originalmente
in World Rivers Review, Vol 17, Tomo 3
MILITARIZZAZIONE:
IL PPP , CON LE BUONE O CON LE CATTIVE
Storicamente gli USA
hanno esportato la loro assistenza militare nell'America
Centrale, come mezzo di protezione per i propri investimenti
economici e per i propri interessi geopolitici. La conseguenza
di questo impegno è stata la brutale distruzione
dell'attivismo di base, come è accaduto in modo chiaro
nelle guerre civili del Guatemala, di El Salvador
e del Nicaragua durante gli anni '80.
A causa del recente
aumento della militarizzazione nella regione, i promotori
locali dei diritti umani temono che azioni simili a quelle
del passato possano riprendere di nuovo, questa volta contro
chi si oppone al Piano Puebla Panama.
Due dispiegamenti
militari attuali, che implicano il coinvolgimento militare
degli USA, sono: il Piano Nuovi Orizzonti, per il
quale truppe americane sono stanziate in Nicaragua, Guatemala
e altri paesi dell'America Centrale pretendendo di sviluppare
progetti umanitari. Il secondo è il Piano Sud,
che implica la militarizzazione della zona di frontiera
tra Messico e Guatemala, con la scusa di evitare l'emigrazione
nell'area.
Anche in Chiapas
si registra l'aumento della mobilitazione delle truppe messicane
(dotate di armi statunitensi), che minacciano lo sgombero
di comunità indigene come quelle ubicate nella zona
della Biosfera dei Montes Azules, fra le altre.
Ancora più
sconvolgenti sono le informazioni sulle truppe statunitensi
situate lungo le strade individuate per la costruzione del
"canale secco" in Nicaragua e sul nuovo addestramento
militare di ufficiali nicaraguensi nella Scuola delle
Americhe (ora chiamata Istituto dell'Emisfero Occidentale
per la Cooperazione in Sicurezza), centro che ha formato
alcuni militari tra i più inumani della storia dell'America
Latina. Fra gli osservatori è sorto il timore che
i militari addestrati dagli USA nella controguerriglia potranno
essere utilizzati contro coloro che resistono al Piano
Puebla Panama, usando come pretesto la "Guerra
contro il terrorismo" del Presidente Gorge W. Bush.
Le imprese statunitensi
hanno anche altri modi per proteggere i propri investimenti.
Forze armate pagate dalle corporazioni transnazionali son
riuscite a far tacere la voce degli indigeni e dei sindacati
operai in Honduras, Perù e Bolivia. Osservatori dei
diritti umani in Guatemala hanno denunciato il diluvio di
assassini perpetrati tramite forze di sicurezza private
che, fortemente armati, proteggono i trasporti o le installazioni
di multinazionali come la Pepsi.
È possibile che tale violenza
venga utilizzata al fine di portare a termine il progetto
PPP?
NoPPP (Red de Oposicion
al PPP)
MIGRAZIONE
CONSEGUENZA DELLO "SVILUPPO" STILE PPP
Macrina Cardenas, MSN (USA)
Il Piano Puebla
Panama si pubblicizza come un piano di "sviluppo"
che ridurrà la migrazione dal sud del Messico e dall'America
Centrale agli Stati Uniti, mediante la creazione di posti
di lavoro al sud della frontiera tra USA e Messico. Tenendo
conto di quello che la storia ci insegna, probabilmente
accadrà il contrario.
Il PPP è
l'ultima di una serie di misure economiche neoliberali che
sono iniziate in Messico a metà degli anni '60 e
nell'America Centrale negli anni '80 e che hanno portato
ad un aumento della povertà, alla riduzione dei salari
e ad un'emigrazione massiccia verso gli Stati Uniti. La
grande maggioranza di questa migrazione si attuò
quando le scelte neoliberali ridussero le opportunità
economiche della classe lavoratrice e costrinsero molti
contadini ad abbandonare le proprie terre.
Il Messico è
un esempio classico. I livelli di povertà e di povertà
estrema si sono incrementati drammaticamente negli ultimi
anni. Dall'approvazione del Trattato di Libero Commercio
dell'America del Nord (TLCAN) nel 1994, la percentuale
di popolazione che vive in povertà è aumentata
dal 58,5% fino ad un incredibile 79%. Dal 1982 al 1996 i
salari reali in Messico si sono ridotti dell'80%.
Mentre il modello
neoliberista ha creato dei lavori a basso salario nelle
industrie e nelle maquiladoras, circa due milioni
di messicani hanno perso il posto di lavoro dal 1994. Di
questi circa un milione sono in piccole e medie imprese,
che non possono competere con WalMart e similari, e più
e meno un milione sono in piccole e medie aziende agricole
che non possono competere con le sovvenzioni concesse ai
produttori negli Stati Uniti.
Queste statistiche
ci raccontano la storia reale che sta dietro alle migrazioni
di massa. Il modello neoliberale distrugge le opportunità
economiche per la classe lavoratrice, obbligandola a guardare
al nord.
Il Piano Puebla
Panama promette ancor di più. I contadini si
vedranno obbligati ad abbandonare le loro terre per permettere
lo sviluppo dei corridoi di trasporto, di fabbriche e di
agricoltura per l'esportazione. Le risorse idriche si devieranno
per il consumo internazionale e boschi ed ecosistema di
grande biodiversità saranno sfruttati, impoveriti
e distrutti. La popolazione nativa si vedrà obbligata
a cercare lavoro nei centri urbani. È sempre la stessa
storia neoliberale.
Anche se non lo dice
espressamente il presidente messicano Vicente Fox riconosce
questo aumento dell'emigrazione quando incrementa la sicurezza
militare nel sud del Messico per cercare di chiudere la
frontiera sud agli emigranti dell'America Centrale. Fox
ha annunciato di recente il Piano Regionale per lo Sviluppo
della Frontiera Nord, che include misure di sicurezza per
cercare di sbarrare anche quella frontiera.
L'emigrazione massiccia
fa stragi nelle famiglie e distrugge le comunità,
dato che gli immigrati senza documenti rischiano la propria
vita in cerca di un lavoro decente. L'unica soluzione razionale
sarebbe una completa reimpostazione dello "sviluppo",
basata sulla partecipazione democratica delle popolazioni
interessate e sulla produzione per il consumo regionale,
non per l'esportazione.
Dobbiamo esigere:
la fine di questo sviluppo neoliberale che è centrato
solo sulle grandi imprese attraverso progetti come il PPP
e una amnistia generale per i lavoratori immigrati clandestini
che hanno dovuto andarsene dalle loro terre per colpa di
questi piani.
Mexico
Solidarity Network, 4834 N. Springfield, Chicago, IL 60625
EEUU www.mexicosolidarity.org, msn@mexicosolidarity.org
- Fonti: La Jornada, 21 nov 2001; Alejandro Nadal, economista
ALBERI
TRANSGENICI:
BIODIVERSITÀ IN PERICOLO
Brad Hash, ASEJ/ACERCA (USA)
Mentre il Piano
Puebla Panama continua a imporsi sul paesaggio messicano
e centroamericano, ignorando i diritti umani di base e le
responsabilità ecologiche, si sta pure introducendo
la poco conosciuta ma molto pericolosa minaccia degli alberi
transgenici.
Alberi come il pino
"radiata", la palma africana e l'eucalipto si
stanno modificando geneticamente in laboratorio per ottenere
delle caratteristiche che, usando le tecniche tradizionali
di innesto, non si potrebbero mai ottenere. Queste qualità,
insieme al ben documentato impatto delle piantagioni di
questi alberi nelle comunità indigene e nei boschi
nativi fanno sì che gli alberi transgenici siano
il pericolo più grande per la biodiversità,
dall'invenzione della sega elettrica...
A capo dello sviluppo
e della ricerca sugli alberi transgenici in Messico c'è
il Grupo Pulsar, una impresa internazionale con sede a Monterrey.
Le sue installazioni in Tapachula, Chiapas, servono attualmente
come laboratorio di ricerca del TLCAN (Trattato
di Libero Commercio dell'America del Nord) per la biotecnologia
arborea ed agricola nelle zone umide tropicali. Alfonso
Romo, dirigente del gruppo Pulsar e anche membro
della giunta consultiva del PPP, ha proposto di stanziare
750.000 acri (303.750 ettari) di piantagioni di alberi dallo
stato messicano di Puebla fino all'istmo centroamericano
[Romo è anche membro della tavola direttiva del Conservation
International, altra ONG coinvolta nel Corridoio
Biologico Mesoamericano].
Se confrontiamo questa
informazione con la realtà che uno dei maggiori investitori
in una parte del PPP, è l'impresa transnazionale
International Paper - il maggiore proponente a livello mondiale
di alberi transgenici - allora è facile vedere che
tutto è pronto per introdurre questi alberi transgenici
in Messico e nell'America Centrale.
Nel 1999 una relazione
preparata dal World Rainforest Movement (Movimento
Mondiale per i Boschi Tropicali) intitolato: "Piantagioni
forestali: impatto e lotte", riportò che
lo sviluppo di piantagioni di alberi non nativi nella regione
è direttamente dovuto alla domanda di materie prime
necessarie per l'impacchettamento dei prodotti delle fabbriche.
La relazione sottolineava:
"L'acceleramento nell'attività delle maquiladoras
in Messico ha prodotto un deficit enorme di carta per impacchettare,
usata per i prodotti industriali destinati al mercato estero
Rispondendo
alla pressione del settore industriale del paese, il governo
messicano sta preparando la strada per la diffusione di
piantagioni di legno da polpa in vasta scala, per poter
offrire al settore industriale una fonte economica della
materia prima per la produzioni di polpa di legno e carta".
Le minacce rappresentate dagli alberi
transgenici sono molte, ma due in particolare rivestono
una grande importanza:
-
Questi alberi
hanno una resistenza interna al chimico glifosato, che
permette un aumento nell'uso di disinfestanti ed erbicidi,
senza pregiudicare la salute degli stessi alberi. Il
glifosato è ingrediente attivo dell'erbicida
chimico Roundup, dell'impresa Monsanto. L'esposizione
al glifosato è dannosa per molti organismi, inclusi
insetti benefici, pesci, uccelli, piccoli mammiferi,
lombrichi e funghi. Questo è uno dei componenti
chimici dell'Agente Naranja (Agent Orange), usato dall'USA
nella guerra contro il Vietnam, ed è stato messo
in relazione con: cancro, infermità di cuore,
osteoporosi, malattie riproduttive e problemi respiratori,
solo per menzionare alcuni dei problemi che produce.
-
Gli alberi
sono manipolati per produrre un tipo di pesticida naturale,
la tossina Bt, in ogni cellula, durante tutto il ciclo
vitale dell'albero. Questa tossina non solo uccide gli
insetti che danneggiano l'albero, ma anche gli insetti
positivi e contamina le fonti di acqua. Come tutti i
principali insetticidi, la tossina Bt genera una "super
plaga" (insetti resistenti alla tossina), richiedendo
che l'industria li "controlli" attraverso
l'utilizzo di altri prodotti chimici, frequentemente
ancora più mortali oltre che tossici.
Con l'avanzata incessante
del PPP e l'applicazione commerciale degli alberi
transgenici, le comunità indigene e l'ecosistema
del Messico e dell'America Centrale affronteranno la loro
sfida maggiore dalla colonizzazione spagnola.
Questa sfida richiede
una resistenza faccia a faccia contro industrie potenti
e governi corrotti
lottare per l'autonomia, la diversità
biologica e culturale e per un futuro possibile, e dire
no a un futuro creato per i soli interessi delle transnazionali.
Action for Social
and Ecological Justice (ASEJ), PO Box 57, Burlington, VT
05402 EEUU, WWW.asej.org.info@asej.org
GUATEMALA:
BOSCHI
TROPICALI SOTTO ATTACCO
Carlos Albacete, Tropico Verde (Guatemala)
Approssimativamente
un terzo del Guatemala (circa 35.000 Km quadrati) è
coperto di selva tropicale, selva che fa parte di uno dei
più importanti ecosistemi del pianeta per la sua
biodiversità. Il tasso di disboscamento è
uno dei più alti al mondo e si perdono circa 800
km quadrati (il 2%) di bosco all'anno. Sono circa 22.000
km quadrati i boschi che si trovano oggi in area protetta.
Questa è la zona boscosa più minacciata dal
PPP.
La Riserva della
Biosfera Maya è uno dei centri principali per
i quali si vuole far passare la rete di connessione stradale
ed energetica della Mesoamerica. La proposta consiste nel
costruire strade, dighe, centrali e linee ad alta tensione
che attraverseranno il cuore della selva, distruggendone
la bellezza ed il tessuto ecologico. Quasi la metà
della selva tropicale che rimane nel paese - circa 15.000
km quadrati - si troverà in forte pericolo, se questo
piano andrà avanti.
Recenti studi hanno
dimostrato che la costruzione di strade nella Riserva
della Biosfera Maya ha avuto come conseguenza la distruzione
di migliaia di ettari di bosco tropicale. Queste rilevazioni
sono state fatte nella zona di Tropico Verde, ad
ovest dell'area protetta, ed hanno rivelato che il disboscamento
avanza senza rimedio a partire dalla strada che era stata
costruita negli anni '80 per sfruttare il petrolio.
In un caso somigliante,
circa il 60% del parco nazionale Laguna del Tigre
è stato seriamente danneggiato dall'invasione dei
trasporti conseguenti alla costruzione di una strada. Le
autorità sono incapaci di porre un freno al problema
e, come conseguenza, il parco nazionale ha attualmente una
concentrazione di capi d'allevamento maggiore delle proprietà
che si trovano al di fuori dell'area protetta.
Il bosco tropicale
del Guatemala è uno dei pochi simboli che ha dimostrato
la capacità di unire tutta la popolazione. Tanto
gli abitanti locali quanto quelli lontani dal bosco sentono
l'importanza della sua conservazione. È un'area vitale
per migliaia di specie di flora e fauna, che sono vicine
al limite dell'estinzione.
L'unica reazione
possibile per mettere un freno a questo rischio è
una decisa opposizione, nazionale e internazionale ai modelli
di sviluppo, come il Piano Puebla Panama, che propongono
l'arricchimento di pochi e la sparizione della natura e
la distruzione delle modalità di vita delle popolazioni
locali.
Trópico
Verde, Vía 6 4-25 Zona 4, Edificio Castañeda,
Oficina 41, Guatemala (502) 339-4225, www.tropicoverde.org,
mailto@tropicoverde.org
PANAMA:
I POPOLI INDIGENI E IL PPP
Tito Livio Martínez, Movimiento Juventud Kuna (Panama)
Il Piano Puebla
Panama è un progetto sconosciuto ai popoli indigeni.
Come molti altri, si è sviluppato alle spalle dei
nostri popoli. Abbiamo una brutta esperienza di questi progetti,
come è stato per la costruzione della centrale idroelettrica
di Bayano (1968-1975). Da più di 30 anni questo progetto
ha colpito negativamente e irreparabilmente tutti gli elementi
del nostro ecosistema: acqua, terra, aria, piante, pesci,
animali e anche 2.500 indigeni Kuna e Embera nei loro territori.
Fertili piantagioni di cacao e caffè sono state distrutte
dal progetto, in cambio di una promessa di acqua potabile,
luce elettrica e di un riubicamento totale in terre vicine
e ugualmente fertili. Niente di questo è successo
e mentre la centrale idroelettrica rifornisce quasi tutta
Panama di elettricità, noi, i più colpiti
da questo progetto - noi indigeni Kuna e Embera - continuiamo
ad esserne sprovvisti. Di fronte a questi fatti, durante
gli ultimi 30 anni noi Popoli Indigeni abbiamo sollecitato
un indennizzo ai distinti governi panamensi di turno, che
non hanno risposto a queste richieste della parte lesa,
e così le rivendicazioni sono arrivate fino alla
Corte Interamericana dei Diritti Umani.
Negli ultimi anni
noi popoli indigeni abbiamo rifiutato i progetti multimilionari
che attentano alla biodiversità del nostro territorio
ancestrale. È esecrabile osservare il taglio indiscriminato
di alberi nella provincia di Darién da parte delle
imprese transnazionali, l'occupazione aggressiva dei mercati
nazionali e locali da parte delle imprese straniere e la
insicurezza alimentare che ha causato le grandi migrazioni
di contadini verso la Città di Panama, per la carenza
di politiche nazionali a sostegno del settore rurale.
I differenti governi
sono capitolati di fronte alle istituzioni internazionali
di credito e hanno così o per uno sviluppo politico
di fame, miseria e consegna del patrimonio nazionale a queste
entità, offrendo le nostre risorse naturali come
compenso, col fine di aumentare la ricchezza ed i benefici
del capitale finanziario e delle grandi imprese transnazionali.
Il PPP
non è che un altro progetto diretto a soddisfare
questi stessi interessi del capitale internazionale, ora
però proponendo una nuova colonizzazione e un nuovo
sfruttamento delle nostre risorse naturali, con la scusa
di promuovere gli investimenti produttivi, di creare nuovi
posti di lavoro, di sviluppo sostenibile e altre falsità.
Noi popoli indigeni e settori
popolari dobbiamo serrar le fila per far fronte a questa
minaccia.
Movimiento
Juventud Kuna, Santa Ana calle 18 este y ave. B, Ciudad
de Panamá, Panamá, tel: +570-212-8470, fax:
+570-633-9498, timar 93@hotmail.com
NICARAGUA:
CANALI
SECCHI CONTRO COMUNITÀ
Charles Warpehoski, Nicaragua Network (USA)
Da Filadelfia a Londra,
i consumatori esigono "blu jeans" e asciugacapelli
a prezzi economici. Gli Stati Uniti e l'Europa soddisfano
questa cupidigia verso i beni di consumo a prezzi economici,
approfittando della mano d'opera economica, sopratutto proveniente
dall'Asia orientale. Il problema per gli Stati Uniti e l'Europa
occidentale risiede nel trasporto della merce dalle fabbriche
in oriente ai loro mercati della costa atlantica.
Il Canale di Panama prima svolgeva
questo ruolo, però ora non sopporta più l'alto
volume di trasporto richiesto.
Così s'introduce
il Piano Puebla Panama. Una componente chiave del
PPP è la costruzione di corridoi di trasporto
est-ovest come alternativa al canale di Panama. Si propongono
almeno cinque di questi corridoi o "canali secchi"
al largo dell'istmo dell'America Centrale, includendo il
Messico meridionale (Oaxaca), Honduras e El Salvador e fino
a tre proposte distinte sono in gioco in Nicaragua.
Quello che chiamiamo
"canale secco" è un sistema di ferrovie
ad alta velocità per trasporto merci, a volte congiunto
con un sistema di interconnessione stradali, con porti ad
ogni terminale. Mentre i promotori di questi canali secchi
promettono lavoro e sviluppo economico, in quasi tutti i
casi è più probabile che porteranno alla distruzione
dell'ambiente, violando i diritti umani degli indigeni e
portando pochi posti di lavoro nuovi.
Per esempio, in Nicaragua
esistono due proposte distinte per la RAAS (Regione
Autonoma Atlantico del Sud), promosse dalle imprese
statunitensi CINN e SIT Global. Le proposte includono una
via di 150 metri di larghezza che creerebbe una barriera
insuperabile per la migrazione di puma, giaguari e altri
animali che usano l'istmo di Panama come percorso migratorio
nord-sud.
Il taglio dei boschi
che la costruzione della via richiederebbe avverrebbe proprio
dove la selva nicaraguense è già molto minacciata
e pertanto dove il bosco che rimane è ancor più
prezioso.
Questi canali apriranno
il passo verso le zone forestali, provocando la colonizzazione
da parte di famiglie sfollate ed aumentando la pressione
sugli ecosistemi locali. Un numero così sempre crescente
di nicaraguensi alla ricerca di legna, materiali da costruzione
e carne da mangiare, significherebbe sicuramente un colpo
mortale per grandi settori della selva del Nicaragua.
Se le argomentazioni
contro il "canale secco" dal punto di vista dell'ambiente
sono contundenti, gli effetti sulle comunità indigene
e afro-nicaraguensi potrebbero essere devastatori. Secondo
la Costituzione del Nicaragua e lo Statuto di Autonomia
della Costa Atlantica, le terre tradizionali delle comunità
indigene ed etniche sono terre comunali protette che non
possono essere né comprate né vendute.
Anche se la Costituzione
protegge le terre indigene, non ne ha stabilito la demarcazione
per concedere i titoli comunali. Senza questo passaggio
cruciale, le promesse costituzionali e della legge d'autonomia
non sono altro che parole scritte su un pezzo di carta.
Nell'affanno di realizzare
il loro megaprogetto, i promotori del canale secco desiderano
"comprare" terre che per legge appartengono
ai popoli indigeni. Chiaramente sono disposti non solo a
mancare di rispetto alla Costituzione del paese, ma anche
alla popolazione indigena che vive nel suo territorio ancestrale.
In una recente riunione
con le comunità indigene e afronicaraguensi colpite,
un rappresentante di uno dei consorzi che si propone di
costruire una ferrovia interoceanica, ha dichiarato che
il progetto comincerà "con o senza la demarcazione"
della terra indigena.
Le comunità
indigene ed etniche si oppongono a questa indifferenza ai
loro diritti sulla terra. Nella stessa riunione un leader
indigeno della comunità ha dichiarato: "Dire
che il progetto si realizzerà con o senza la demarcazione
è uno scandalo
Se non abbiamo la demarcazione,
non possiamo dire che il progetto continuerà".
I gruppi di solidarietà del nord devono appoggiare
queste rivendicazioni per il diritto alla nostra terra ed
alla autonomia.
Nicaragua Network (NicaNet),
1247 E St, SE, Washington, DC 20003 USA, +1(202)544-9355,
www.nicanet.org, nicanet@afgj.org
APPELLO
ALL'AZIONE
Gustavo Castro Soto, CIEPAC (Mexico)
Le imprese transnazionali
e i loro investitori hanno un solo obiettivo: quello di
aumentare i loro guadagni. Per questo individuano sempre
nuovi metodi di accesso alla materia prima, alla mano d'opera
più economica ed a nuovi mercati. Hanno in mano un'arma
poderosa e letale: l'enorme debito accumulato che pesa sui
paesi del Sud, i quali hanno pagato già molte volte
il debito originariamente contratto.
Milioni di dollari
fuggono annualmente dal sud verso il nord andando ad arricchire
i paesi del G8, i paesi più ricchi e industrializzati
del mondo, dove risiedono le imprese transnazionali più
potenti. Un debito schiavizzante, immorale e impagabile
ha dato la possibilità a quello che hanno fatto il
prestito d'imporre le loro condizioni, condizioni che comprendono
il PPP, ad es.
I grandi capitalisti
sperano, col PPP di diminuire i costi di trasporto,
di mano d'opera e di liberarsi di altri costi di produzione
(dogane, imposte, leggi, regolamenti, ecc.), ricercando
canali diretti dalle regioni a tutti i mercati del mondo,
per così garantire l'accesso degli Stati Uniti sia
alle principali fonti di energia (petrolio, gas, uranio,
energia idroelettrica) sia alle materie prime (legno, acqua,
minerali e biodiversità).
Inoltre, 64 milioni
di abitanti, 27 nel sud sudest messicano e 37 nell'America
Centrale, in maggioranza in condizioni di povertà,
rappresentano una mano d'opera economica "competitiva"
che oscilla dai 25 ai 50 centesimi di dollaro per un'ora
di lavoro. I governi indebitati hanno aperto quasi totalmente
le loro frontiere e hanno stabilito molteplici ponti con
altre regioni del mondo per facilitare il commercio e le
transazioni, chiamandoli "trattati di libero commercio".
Incombe sulla regione
la minaccia di un altro spietato saccheggio perpetrato dall'ambizione
del capitale, che incontra ora un grande ostacolo: le terre
dove si trova la ricchezza che agogna e a cui ambisce, non
gli appartiene. Si trovano sotto i piedi di popoli indigeni
e contadini, i poveri del Continente. L'espulsione del contadino
è allora una soluzione immediata.
Il PPP pretende
di usare la calamita per tirare e trascinare il contadino
in ciò che chiama "sviluppo", nelle città
modello o pilota, dove promette di offrirgli la soddisfazione
dei suoi diritti umani, una buona salute, l'educazione,
un buon posto di lavoro con un buon salario, quello delle
infami maquiladoras. E sono queste le industrie che
hanno ottenuto i maggiori vantaggi comparativi, senza rispettare
i diritti del lavoro, senza indennizzare, né pagare
imposte né dogane, facendo lavorare bambini e minorenni,
o donne che sono sfruttate con più lavoro e meno
salario.
Ironicamente, chi
pagherà per tutto questo saranno gli stessi cittadini
poveri della regione, che saranno sfollati, che - con le
tasse - pagheranno questa infrastruttura nella misura in
cui i governi della regione s'indebiteranno con la Banca
Interamericana di Sviluppo (BID), che ha destinato inizialmente
4 mila milioni di dollari.
Questa infrastruttura
che richiede una nuova tappa colonialista e depredatrice
dovrà nuovamente passare sulla terra e sul sangue
indigeno e contadino, sopra alle lotte di resistenza che
non desistono. Progetti di altre autostrade, altre dighe,
corridoi industriali e altri megaprogetti stanno già
mietendo vite umane ed espellendo i popoli dalle loro terre,
provocando distruzioni di foreste e impatti ambientali irreversibili.
Il PPP è
una espressione regionale del modello economico neoliberale
che pretende di "liberare" i governi dal loro
ruolo di direzione dell'economia e dalle loro responsabilità
sociali. Di "liberare" le grandi imprese dalle
loro responsabilità ecologiche e dal rispetto dei
diritti umani dei lavoratori e dei popoli indios. Di "liberare"
i grandi capitali dalla cooperazione per lo sviluppo, dal
pagamento di imposte e dalla ripartizione della ricchezza.
Ma la responsabilità di questo abuso di potere cade
su tutti i cittadini del mondo, dei cinque continenti.
È possibile
un altro mondo dove esistano tanti mondi, perché
nessun modello è mai stato eterno. È possibile
che la ricchezza sia alla portata di tutti. È possibile
fare un mondo includente e senza razzismi, dove la pace,
la democrazia, la giustizia, lo sviluppo, le eque relazioni
di genere ed il rispetto dell'ambiente possano danzare mano
nella mano, facendo un unico progetto basato sulla diversità
delle culture, delle razze e delle lingue. È responsabilità
di tutti cercare e trovare alternative. Nel Sud le alleanze,
le resistenze e le alternative stanno già costruendo
speranze. Il cuore è aperto per i popoli del Nord.
Centro
de Investigaciones Economicas y politicas de Acción
Comunitaria (CIEPAC), Eje Vial Uno, N.11, Col. Jardines
de Vista Hermosa, 29297 San Cristóbal de Las Casas,
Chiapas, México, tel: +1(52)967-678-5832, www.ciepac.org,
ciepac(a)laneta.apc.org
(tradotto dal
Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo e da Giada
- goldenfire(a)tiscali.it edizione a cura del Comitato Chiapas
di Torino)
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